Il racconto filosofico “Candide ou l’optimisme” o “Candido” di Voltaire (1759) narra le incredibili e tragicomiche sventure di Candide e dei suoi compagni, che alla fine trovano un po’ di pace in un piccolo campo mangiando cedri canditi e pistacchi. L’opera è celebre anche per il finale in cui il protagonista mette fine agli sproloqui filosofici di Pangloss (che sostiene sempre che questo è il migliore dei mondi possibili), dicendo:”dobbiamo coltivare il nostro orto”, “il faut cultiver notre jardin”.
Il significato dell’opera di Voltaire Candide è complesso e variamente interpretabile ma il finale che invita a coltivare il proprio orto, divenuto proverbiale come metafora, lo vogliamo considerare nel suo senso letterale: l’orto reale, o qualsiasi luogo di produzione di quel cibo che noi ci illudiamo di poter avere sotto il nostro controllo ma che in realtà non conosciamo, potendo solo accedere al prodotto finale, senza avere consapevolezza dei processi e dei nodi critici di tutta la filiera
E vero che possiamo acquistare direttamente dai produttori (filiera corta o a Km0) ma risulta ancora difficile al momento rinunciare alla filiera lunga o grande distribuzione e in nessun caso dovremmo evitare di controllare tutte le fasi per cui passa un prodotto, per verificare che siano rispettati i diritti di tutti gli operatori coinvolti, il benessere animale e la sostenibilità ambientale.
L’obiettivo di cercare un cibo buono, pulito e giusto, come voleva Carlo Petrini, è giusto ma la strada per raggiungerlo è complessa: si può però partire dalla conoscenza dello stato attuale dell’agricoltura, della sua storia, delle sue conseguenze sull’ambiente e delle altrenative che si sono affermate. Questo è l’obiettivo del nostro sito.
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