Carlo Catani, già direttore e oggi docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e autore, tra gli altri, di “Buono, pulito e giusto” sono gli autori de “Il chilometro consapevole”, 2022, che raccoglie anche molteplici contributi di studiosi e operatori del settore alimentare.

Il concetto di chilometro zero, già integrato in passato dal chilometro libero e dal chilometro vero che ammettono prodotti di eccellenza di altre parti del mondo e d’Italia, non è da solo sufficiente a garantire la qualità del cibo: la sua naturale evoluzione è il chilometro consapevole. Se i contadini anticamente avevano il controllo del processo produttivo del cibo, noi, al contrario, dobbiamo acquisire maggiore consapevolezza e informazioni su quello che mangiamo e sulle sue implicazioni ambientali e sociali. La consapevolezza deve coinvolgere tutta la filiera. L’obiettivo è sempre quello di ottenere un cibo buono, pulito e giusto, concetti aggiornati ai temi di sostenibilità ambientale e di giustizia sociale.

I macro indicatori di cui è necessaria la conoscenza per valutare un prodotto alimentare sono: luogo preciso di provenienza, mezzi di trasporto usati, logistica efficiente, uso o meno di pesticidi e fitormaci nella coltivazione, pratiche di benessere animale, uso di antibiotici e ormoni nell’allevamento, eventuali certificazioni come biologico o biodinamico, informazioni sull’ambiente del luogo di produzione (colture o allevamenti penalizzanti l’ambiente), informazioni legate al lavoro delle persone coinvolte nella produzione di materie prime.

Uno strumento usato per valutare gli aspetti di sostenibilità nel settore agroalimentare è il metodo LCA (Life Cycle Assessment) che misura le ricadute ambientali del ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento. Ma anche questo metodo non è considerato completo.

Quel che è certo è che il settore agroalimentare pone problematiche importanti che riguardano il futuro del pianeta come le emissioni di gas serra nelle varie fasi della produzione, la riduzione dell’impatto del nostro consumo idrico in termini di cibo, le ricadute sulla salute delle persone, la ricerca di nuove fonti energetiche.

E lo stesso settore ha importanti implicazioni economiche, politiche e sociali, come il riconoscimento del giusto prezzo dei prodotti agricoli, e la necessità di fornire remunerazioni e condizioni di lavoro ottimali a tutti i lavoratori coinvolti, in primo luogo i migranti, impiegati anche nella produzione di eccellenze italiane (il parmigiano reggiano non potrebbe essere prodotto senza i diecimila indiani che si occupano della mungitura del latte).

Il libro propone soluzioni ma vuole soprattutto sensibilizzare e aprire tavole rotonde permanenti impegnate in una ricerca continua di adeguate risposte.

Si dovrebbero intensificare i rapporti tra città e campagna, privilegiando la vendita diretta per dare il giusto riconoscimento economico ai produttori agricoli e favorire le biodiversità del territorio. Bisognerebbe tenere a mente che i prodotti ultraprocessati e trasformati richiedono diversi passaggi con vari mezzi di trasporto e molti chilometri (con conseguenti emissioni di anidride carbonica),e in più richiedono un maggior numero di imballaggi.

Importante è l’impatto del cibo sulla salute delle persone, per cui non solo si consiglia di ridurre sale e zuccheri ma anche il consumo di carne, che dovrebbe essere limitato a 500 grammi a settimana. L’eliminazione degli allevamenti intensivi o industriali favorirebbe sia il benessere animale sia l’aumento delle colture per l’alimentazione umana. La lotta allo spreco alimentare si può ottenere anche con l’uso integrale del prodotto agricolo, di cui, come insegna la tradizione contadina non si deve buttare via niente.

Non si deve confondere il concetto di sovranità alimentare con autarchia o sovranismo, ogni Paese dovrebbe irrobustire la produzione locale del cibo, per non essere troppo dipendente dalle derrate alimentari di altri. Altra dipendenza da sconfiggere è quella dalle fonti fossili, inquinanti e a disposizione solo di pochi, a favore di quelle rinnovabili.

Per avere piena consapevolezza di quello che si mangia le etichette sui prodotti dovrebbero presentare dati completi, precisi e verificabili, anche per evitare il dilagare del greenwashing che ha fatto del “sostenibile” uno slogan, un’operazione di marketing.
La ricerca continua, per ora è interessante osservare che l’atto di acquistare e scegliere sia diventato un atto politico che contribuisce anche al benessere degli esseri viventi, degli esseri umani e del Pianeta.

 

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chilometro consapevole—- Il concetto di chilometro zero, … non è da solo sufficiente a garantire la qualità del cibo

chilometro consapevole—- il parmigiano reggiano non potrebbe essere prodotto senza i diecimila indiani che si occupano della mungitura del latte

chilometro consapevole—– Uno strumento usato per valutare gli aspetti di sostenibilità nel settore agroalimentare è il metodo LCA (Life Cycle Assessment)

chilometro consapevole—– Carlo Catani, già direttore e oggi docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e autore, tra gli altri, di “Buono, pulito e giusto” sono gli autori de “Il chilometro consapevole”, 2022, che raccoglie anche molteplici contributi di studiosi e operatori del settore alimentare…

PAROLA_CHIAVE—– Il concetto di chilometro zero, già integrato in passato dal chilometro libero e dal chilometro vero che ammettono prodotti di eccellenza di altre parti del mondo e d’Italia, non è da solo sufficiente a garantire la qualità del cibo: la sua naturale evoluzione è il chilometro consapevole. Se i contadini anticamente avevano il controllo del processo produttivo del cibo, noi, al contrario, dobbiamo acquisire maggiore consapevolezza e informazioni su quello che mangiamo e sulle sue implicazioni ambientali e sociali. La consapevolezza deve coinvolgere tutta la filiera. L’obiettivo è sempre quello di ottenere un cibo buono, pulito e giusto, concetti aggiornati ai temi di sostenibilità ambientale e di giustizia sociale….

PAROLA_CHIAVE—– I macro indicatori di cui è necessaria la conoscenza per valutare un prodotto alimentare sono: luogo preciso di provenienza, mezzi di trasporto usati, logistica efficiente, uso o meno di pesticidi e fitormaci nella coltivazione, pratiche di benessere animale, uso di antibiotici e ormoni nell’allevamento, eventuali certificazioni come biologico o biodinamico, informazioni sull’ambiente del luogo di produzione (colture o allevamenti penalizzanti l’ambiente), informazioni legate al lavoro delle persone coinvolte nella produzione di materie prime…

chilometro consapevole—– Uno strumento usato per valutare gli aspetti di sostenibilità nel settore agroalimentare è il metodo LCA (Life Cycle Assessment) che misura le ricadute ambientali del ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento. Ma anche questo metodo non è considerato completo…

chilometro consapevole—– Quel che è certo è che il settore agroalimentare pone problematiche importanti che riguardano il futuro del pianeta come le emissioni di gas serra nelle varie fasi della produzione, la riduzione dell’impatto del nostro consumo idrico in termini di cibo, le ricadute sulla salute delle persone, la ricerca di nuove fonti energetiche…

chilometro consapevole—– E lo stesso settore ha importanti implicazioni economiche, politiche e sociali, come il riconoscimento del giusto prezzo dei prodotti agricoli, e la necessità di fornire remunerazioni e condizioni di lavoro ottimali a tutti i lavoratori coinvolti, in primo luogo i migranti, impiegati anche nella produzione di eccellenze italiane (il parmigiano reggiano non potrebbe essere prodotto senza i diecimila indiani che si occupano della mungitura del latte)…

chilometro consapevole—– Il libro propone soluzioni ma vuole soprattutto sensibilizzare e aprire tavole rotonde permanenti impegnate in una ricerca continua di adeguate risposte…

chilometro consapevole—– Si dovrebbero intensificare i rapporti tra città e campagna, privilegiando la vendita diretta per dare il giusto riconoscimento economico ai produttori agricoli e favorire le biodiversità del territorio. Bisognerebbe tenere a mente che i prodotti ultraprocessati e trasformati richiedono diversi passaggi con vari mezzi di trasporto e molti chilometri (con conseguenti emissioni di anidride carbonica),e in più richiedono un maggior numero di imballaggi…

chilometro consapevole—– Importante è l’impatto del cibo sulla salute delle persone, per cui non solo si consiglia di ridurre sale e zuccheri ma anche il consumo di carne, che dovrebbe essere limitato a 500 grammi a settimana. L’eliminazione degli allevamenti intensivi o industriali favorirebbe sia il benessere animale sia l’aumento delle colture per l’alimentazione umana. La lotta allo spreco alimentare si può ottenere anche con l’uso integrale del prodotto agricolo, di cui, come insegna la tradizione contadina non si deve buttare via niente…

chilometro consapevole—– Non si deve confondere il concetto di sovranità alimentare con autarchia o sovranismo, ogni Paese dovrebbe irrobustire la produzione locale del cibo, per non essere troppo dipendente dalle derrate alimentari di altri. Altra dipendenza da sconfiggere è quella dalle fonti fossili, inquinanti e a disposizione solo di pochi, a favore di quelle rinnovabili…

chilometro consapevole—– Per avere piena consapevolezza di quello che si mangia le etichette sui prodotti dovrebbero presentare dati completi, precisi e verificabili, anche per evitare il dilagare del greenwashing che ha fatto del “sostenibile” uno slogan, un’operazione di marketing.
La ricerca continua, per ora è interessante osservare che l’atto di acquistare e scegliere sia diventato un atto politico che contribuisce anche al benessere degli esseri viventi, degli esseri umani e del Pianeta….

chilometro consapevole—– Carlo Catani, già direttore e oggi docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e autore, tra gli altri, di “Buono, pulito e giusto” sono gli autori de “Il chilometro consapevole”, 2022, che raccoglie anche molteplici contributi di studiosi e operatori del settore alimentare…

PAROLA_CHIAVE—– Il concetto di chilometro zero, già integrato in passato dal chilometro libero e dal chilometro vero che ammettono prodotti di eccellenza di altre parti del mondo e d’Italia, non è da solo sufficiente a garantire la qualità del cibo: la sua naturale evoluzione è il chilometro consapevole. Se i contadini anticamente avevano il controllo del processo produttivo del cibo, noi, al contrario, dobbiamo acquisire maggiore consapevolezza e informazioni su quello che mangiamo e sulle sue implicazioni ambientali e sociali. La consapevolezza deve coinvolgere tutta la filiera. L’obiettivo è sempre quello di ottenere un cibo buono, pulito e giusto, concetti aggiornati ai temi di sostenibilità ambientale e di giustizia sociale….

PAROLA_CHIAVE—– I macro indicatori di cui è necessaria la conoscenza per valutare un prodotto alimentare sono: luogo preciso di provenienza, mezzi di trasporto usati, logistica efficiente, uso o meno di pesticidi e fitormaci nella coltivazione, pratiche di benessere animale, uso di antibiotici e ormoni nell’allevamento, eventuali certificazioni come biologico o biodinamico, informazioni sull’ambiente del luogo di produzione (colture o allevamenti penalizzanti l’ambiente), informazioni legate al lavoro delle persone coinvolte nella produzione di materie prime…

chilometro consapevole—– Uno strumento usato per valutare gli aspetti di sostenibilità nel settore agroalimentare è il metodo LCA (Life Cycle Assessment) che misura le ricadute ambientali del ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento. Ma anche questo metodo non è considerato completo…

chilometro consapevole—– Quel che è certo è che il settore agroalimentare pone problematiche importanti che riguardano il futuro del pianeta come le emissioni di gas serra nelle varie fasi della produzione, la riduzione dell’impatto del nostro consumo idrico in termini di cibo, le ricadute sulla salute delle persone, la ricerca di nuove fonti energetiche…

chilometro consapevole—– E lo stesso settore ha importanti implicazioni economiche, politiche e sociali, come il riconoscimento del giusto prezzo dei prodotti agricoli, e la necessità di fornire remunerazioni e condizioni di lavoro ottimali a tutti i lavoratori coinvolti, in primo luogo i migranti, impiegati anche nella produzione di eccellenze italiane (il parmigiano reggiano non potrebbe essere prodotto senza i diecimila indiani che si occupano della mungitura del latte)…

chilometro consapevole—– Il libro propone soluzioni ma vuole soprattutto sensibilizzare e aprire tavole rotonde permanenti impegnate in una ricerca continua di adeguate risposte…

chilometro consapevole—– Si dovrebbero intensificare i rapporti tra città e campagna, privilegiando la vendita diretta per dare il giusto riconoscimento economico ai produttori agricoli e favorire le biodiversità del territorio. Bisognerebbe tenere a mente che i prodotti ultraprocessati e trasformati richiedono diversi passaggi con vari mezzi di trasporto e molti chilometri (con conseguenti emissioni di anidride carbonica),e in più richiedono un maggior numero di imballaggi…

chilometro consapevole—– Importante è l’impatto del cibo sulla salute delle persone, per cui non solo si consiglia di ridurre sale e zuccheri ma anche il consumo di carne, che dovrebbe essere limitato a 500 grammi a settimana. L’eliminazione degli allevamenti intensivi o industriali favorirebbe sia il benessere animale sia l’aumento delle colture per l’alimentazione umana. La lotta allo spreco alimentare si può ottenere anche con l’uso integrale del prodotto agricolo, di cui, come insegna la tradizione contadina non si deve buttare via niente…

chilometro consapevole—– Non si deve confondere il concetto di sovranità alimentare con autarchia o sovranismo, ogni Paese dovrebbe irrobustire la produzione locale del cibo, per non essere troppo dipendente dalle derrate alimentari di altri. Altra dipendenza da sconfiggere è quella dalle fonti fossili, inquinanti e a disposizione solo di pochi, a favore di quelle rinnovabili…

chilometro consapevole—– Per avere piena consapevolezza di quello che si mangia le etichette sui prodotti dovrebbero presentare dati completi, precisi e verificabili, anche per evitare il dilagare del greenwashing che ha fatto del “sostenibile” uno slogan, un’operazione di marketing.
La ricerca continua, per ora è interessante osservare che l’atto di acquistare e scegliere sia diventato un atto politico che contribuisce anche al benessere degli esseri viventi, degli esseri umani e del Pianeta….

chilometro consapevole—– Carlo Catani, già direttore e oggi docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e autore, tra gli altri, di “Buono, pulito e giusto” sono gli autori de “Il chilometro consapevole”, 2022, che raccoglie anche molteplici contributi di studiosi e operatori del settore alimentare…

PAROLA_CHIAVE—– Il concetto di chilometro zero, già integrato in passato dal chilometro libero e dal chilometro vero che ammettono prodotti di eccellenza di altre parti del mondo e d’Italia, non è da solo sufficiente a garantire la qualità del cibo: la sua naturale evoluzione è il chilometro consapevole. Se i contadini anticamente avevano il controllo del processo produttivo del cibo, noi, al contrario, dobbiamo acquisire maggiore consapevolezza e informazioni su quello che mangiamo e sulle sue implicazioni ambientali e sociali. La consapevolezza deve coinvolgere tutta la filiera. L’obiettivo è sempre quello di ottenere un cibo buono, pulito e giusto, concetti aggiornati ai temi di sostenibilità ambientale e di giustizia sociale….

PAROLA_CHIAVE—– I macro indicatori di cui è necessaria la conoscenza per valutare un prodotto alimentare sono: luogo preciso di provenienza, mezzi di trasporto usati, logistica efficiente, uso o meno di pesticidi e fitormaci nella coltivazione, pratiche di benessere animale, uso di antibiotici e ormoni nell’allevamento, eventuali certificazioni come biologico o biodinamico, informazioni sull’ambiente del luogo di produzione (colture o allevamenti penalizzanti l’ambiente), informazioni legate al lavoro delle persone coinvolte nella produzione di materie prime…

chilometro consapevole—– Uno strumento usato per valutare gli aspetti di sostenibilità nel settore agroalimentare è il metodo LCA (Life Cycle Assessment) che misura le ricadute ambientali del ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento. Ma anche questo metodo non è considerato completo…

chilometro consapevole—– Quel che è certo è che il settore agroalimentare pone problematiche importanti che riguardano il futuro del pianeta come le emissioni di gas serra nelle varie fasi della produzione, la riduzione dell’impatto del nostro consumo idrico in termini di cibo, le ricadute sulla salute delle persone, la ricerca di nuove fonti energetiche…

chilometro consapevole—– E lo stesso settore ha importanti implicazioni economiche, politiche e sociali, come il riconoscimento del giusto prezzo dei prodotti agricoli, e la necessità di fornire remunerazioni e condizioni di lavoro ottimali a tutti i lavoratori coinvolti, in primo luogo i migranti, impiegati anche nella produzione di eccellenze italiane (il parmigiano reggiano non potrebbe essere prodotto senza i diecimila indiani che si occupano della mungitura del latte)…

chilometro consapevole—– Il libro propone soluzioni ma vuole soprattutto sensibilizzare e aprire tavole rotonde permanenti impegnate in una ricerca continua di adeguate risposte…

chilometro consapevole—– Si dovrebbero intensificare i rapporti tra città e campagna, privilegiando la vendita diretta per dare il giusto riconoscimento economico ai produttori agricoli e favorire le biodiversità del territorio. Bisognerebbe tenere a mente che i prodotti ultraprocessati e trasformati richiedono diversi passaggi con vari mezzi di trasporto e molti chilometri (con conseguenti emissioni di anidride carbonica),e in più richiedono un maggior numero di imballaggi…

chilometro consapevole—– Importante è l’impatto del cibo sulla salute delle persone, per cui non solo si consiglia di ridurre sale e zuccheri ma anche il consumo di carne, che dovrebbe essere limitato a 500 grammi a settimana. L’eliminazione degli allevamenti intensivi o industriali favorirebbe sia il benessere animale sia l’aumento delle colture per l’alimentazione umana. La lotta allo spreco alimentare si può ottenere anche con l’uso integrale del prodotto agricolo, di cui, come insegna la tradizione contadina non si deve buttare via niente…

chilometro consapevole—– Non si deve confondere il concetto di sovranità alimentare con autarchia o sovranismo, ogni Paese dovrebbe irrobustire la produzione locale del cibo, per non essere troppo dipendente dalle derrate alimentari di altri. Altra dipendenza da sconfiggere è quella dalle fonti fossili, inquinanti e a disposizione solo di pochi, a favore di quelle rinnovabili…

chilometro consapevole—– Per avere piena consapevolezza di quello che si mangia le etichette sui prodotti dovrebbero presentare dati completi, precisi e verificabili, anche per evitare il dilagare del greenwashing che ha fatto del “sostenibile” uno slogan, un’operazione di marketing.
La ricerca continua, per ora è interessante osservare che l’atto di acquistare e scegliere sia diventato un atto politico che contribuisce anche al benessere degli esseri viventi, degli esseri umani e del Pianeta….